Free: i nuovi Business Model nell’era della crisi

Qualche tempo fa su Wired (USA), Chris Anderson, il famoso teorico della “coda lunga“, descrisse i nuovi modelli di business che supportano la nascita e l’offerta di prodotti e servizi nell’ultimo periodo. Sotto ne trovate una bella rappresentazione grafica:

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I 4 modelli si possono riassumere definendo le seguenti caratteristiche:

1) Free 1: il classico scambio tra acquirente e venditore, tramite il quale viene regalato un oggetto in cambio di una transazione legata ad un altro (e.g. omaggio di un gadget all’acquisto di un oggetto, applicato nel commercio tradizionale).

2) Free 2: il classico modello della pubblicità tramite il quale sono cresciute aziende come Mediaset, nel settore media, e Google, nel settore Internet.

3) Free 3: il freemium model (già trattato su I have an iDEa!) potrebbe sembrare il sistema tramite il quale l’offerente propone un “campione” del prodotto/servizio all’acquirente per invogliarlo all’acquisto. In realtà il campione, che solitamente nei mercati classici rappresenta un bassissima percentuale del transato, nel freemium model, tipico del web,  corrisponde a buona parte del prodotto/servizio. Il business rimane sostenibile grazie a quei pochi utenti che acquistano servizi aggiuntivi.

4) Free 4: il profitto per i servizi di cui fruisce l’acquirente non corrisponde a flussi di denaro ma a reputazione. Ad esempio I have an iDEa! (considerato l’esiguo introito di AdSense :-( ) adotta questo business model.

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