Microblogging, Statusfera, Twitter e FriendFeed

E’ da molto tempo che promuovo l’utilizzo dei sistemi di microblogging come strumento aziendale. Tuttavia, ad eccezione di poche case history, in Italia a malapena si conosce l’esistenza di queste nuove modalità di comunicazione.

Status updates explained from quub.com on Vimeo.

Probabilmente anche in questo caso l’approdo al mondo business di queste soluzioni deve inesorabilmente passare per un utilizzo massivo in ambito consumer, un pò come sta succedendo con Facebook nel nostro Paese.

Bene, in America, da circa 2-3 mesi Twitter è ormai diventato un mainstream: me ne accorgo analizzando vari blog d’oltreoceano, guardando i biglietti da visita di vari businessman americani, leggendo i twit di qualche amico e aggiornandomi con microblogging.it. Il mondo business è già parzialmente coinvolto, almeno per quanto riguarda l’engagement del cliente.

L’altra nota interessante è che il nostro Paese è, come già successe con Facebook a suo tempo, diviso tra gli early adopter che si stanno già spostando verso nuove realtà (vedi FriendFeed, che, oltre ad avere aggiornato la grafica, ha realizzato la localizzazione linguistica in italiano) e il resto degli abitanti che in buona parte non conosce neanche cosa sia Twitter.

C’è da chiedersi quindi se, come in molte altre occasioni, il nostro ritardo rispetto agli USA sia fisiologico e se almeno questa volta in ambito business sia possibile ridurre tale gap temporale, visto il generale interesse verso tematiche Enterprise 2.0…sempre che lo scollamento tra gli early adopter e il resto del Paese questa volta non sia fortemente limitante…

6 Comments

  1. Bel post e molto puntuale sull’argomento.

    La questione che mi ha maggiormente interessato nelle passate settimane e’ proprio il tema degli early adopters, sopratutto nel mercato italiano.

    Mi sembra che in un certo qual modo esista davvero un “elite” che abbandona qualsiasi strumento di social networking non appena questi si avvicina ad essere mainstream.

    Sinceramente non comprendo pienamente la dinamica di questo meccanismo. Meglio, la comprendo nella misura in cui sia necessario spostarsi altrove per migliorare il rapporto segnale/rumore. Non la capisco quando con questi spostamenti si perde la possibilita’ di allargare la propria rete di contatti “sociali”.

    E’ ovvio che un elite tenda a volere rimanere tale ma, secondo me, si viene a perdere tutto il vantaggio derivante dall’utilizzo di strumenti sociali.

    Aziendalmente sto valutando quali possano essere gli strumenti per comprendere gli orientamenti di questa elite nel tentativo di identificare quali possano essere i servizi con la tendenza a diventare mainstream.

    La domanda che mi pongo e’ se davvero questa elite sia rappresentativa del mercato.

    Da questo scollamento probabilmente deriva il ritardo nella diffusione di prodotti e servizi innovativi.

    Un elite dovrebbe anche servire ad educare ma, per sua stessa definizione, spesso si trasforma in un gruppo chiuso e fortemente autoreferenziale,

    Giusto la mia opinione, ovviamente.

  2. approfitto di questo post per una domanda: quanti utenti italiani ci sono su Twitter?

  3. LDF

    @Alessandro: “Aziendalmente sto valutando quali possano essere gli strumenti per comprendere gli orientamenti di questa elite nel tentativo di identificare quali possano essere i servizi con la tendenza a diventare mainstream.”

    Concordo pienamente con questa affermazione e ritengo che l’elite sia rappresentativa del mercato. Solitamente infatti fiuta quello che potrebbe essere un nuovo mainstream, lo testa, lo fa crescere e lo rilascia ai basic (è successo con i blog, con facebook e probabilmente succederà con Twitter).

    Una cosa che non ho precisato nel post però è ricordare il fatto che molti nuovi mainstream 2.0 tendono a inglobare i vecchi. Il gap sullo status update in Italia, dovuto alla scarsa diffusione di Twitter, potrebbe essere colmato dall’integrazione di questa funzionalità in Facebook.

  4. @Alessandro: credo non esista un metodo scientifico per valutare quale servizio avrà successo o meno. Probabilmente bisogna agire come un VC: valutare gli elementi differenzianti, buttare giù qualche trend e provare tante strade.

    Su Twitter poi mi pare che si faccia tanto rumore per nulla almeno per l’Italia: se davvero si parla di 10000 utenti italiani è davvero una briciola rispetto a FB e non vedo trend di crescita importanti. Alla fine credo che Twitter farà la fine di Flickr: strumento di nicchia e legato alla cosiddetta elite degli “early adopter” (ma Twitter è già preistorico considerando i tempi del web 2.0). Credo si andrà verso un modello Open e interoperabile per questo genere di servizi.

    Invece credo che lo strumento più “nuovo” e da seguire ora come ora sia FriendFeed e anzi mi ricorda una vecchia idea discussa con Ale oramai un paio di anni fa…

  5. Certo che ogni volta che leggo “una vecchia idea discussa con Ale..” ed il numero delle occasioni e’ superiore a 5 mi deprimo…

    @Fragino E’ assolutamente vero che non puo’ esistere un metodo scientifico per questo genere di analisi ma sono quasi sicuro che uno strumento di trending possa essere implementabile (ed auspicabile)

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  1. Micro-Networks Trends 2009 | Luca De Felice - [...] Slide 21: Twitter Trend (Microblogging) [...]

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