Marketing conversazionaleIl 17 Marzo segnerà una tappa importante di un percorso formativo personale iniziato 3 anni fa con la nascita di questo blog. Ricerche, studi, post, articoli su periodici di settore, commenti, convegni, presentazioni, contaminazioni e ovviamente conversazioni: nel 2009 ho deciso di raccogliere tutto questo in un libro che Il Sole 24 Ore ha deciso di pubblicare. Se in ambito social media molto è già stato detto e scritto, da poco si sta delineando un nuovo trend, tutto da comprendere, analizzare e valorizzare: il Real-Time Web.

È questo il motivo per cui gli aggiornamenti del blog nell’ultimo periodo risultavano rari e monotematici. Ho concentrato i miei sforzi nel tentativo di fotografare lo stato dell’arte dei social media in tempo reale.

Marketing conversazionale. Dialogare con clienti attraverso i social media e il Real-Time Web di Twitter, FriendFeed e Facebook” fornisce una guida pratica per comprendere in ottica aziendale questi trend emergenti, attraverso la rivisitazione di teorie organizzative classiche, evidenze empiriche, case history e interviste a importanti realtà del panorama imprenditoriale italiano (Reply, Hoepli, Barilla e Webank).

Come si suol dire, dovreste trovare il libro nelle migliori librerie :-D

Buona lettura!

Devo dire che la Regione Lombardia con il progetto Smart Card per la CRS (Carta Regionale dei Servizi) ha fatto proprio un bel lavoro. Per il momento, oltre ai servizi sanitari, non sono presenti molte funzionalità, però vedo già due principali vantaggi:

  1. Intanto c’è la possibilità di prenotare eventuali visite/esami senza dover chiamare il numero verde (una grande perdita di tempo per l’utente e di denaro per la Regione), oltre a poter recuperare tutti i medicinali prescritti e visualizzare le visite /esami passati.
  2. Inoltre mi pare (non ho provato) che si possano scaricare documenti (e.g. certificato di nascita, etc.) e firmarli con la Carta Regionale dei Servizi sempre tramite l’apposito lettore di Smart Card.

Il lettore di Smart Card è acquistabile in edicola a 7,50 € con la maggiore parte dei quotidiani.

In allegato uno degli articoli a cui tengo di più, probabilmente perchè tratta delle mie tre passioni professionali: TLC, Innovazione e Marketing. L’ho scritto divertendomi e tentando di fare il punto della situazione in pochi paragrafi. Per di più è finito in copertina!

“C’è la rivoluzione. Ve n’eravate accorti?” (Computer World n°12 del 7 Aprile 2008, pag. 1 - copertina).

La cosa divertente è che, convinto che venisse pubblicato 2 settimane più tardi, ho lasciato la copia di Computer World in giro per casa. Mio padre ha letto l’articolo (non si è accorto chi era l’autore) e mi ha vivamente consigliato di leggerlo perchè molto probabilmente mi sarebbe interessato ;-)

Vito di Bari, mio ex-Professore al Politecnico di Milano e Innovation Designer per l’Expo 2015 che si terrà a Milano, presenta alcune fra le 25 soluzioni da lui progettate per l’Esposizione Universale:

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“The new model of the agency will work like an eco-system. Everything has to fit and contribute ‘rationally’: the understanding and knowledge of the consumer, how he/she interacts with society, the understanding of the product, the brand, the competition, the ‘marketing-mix,’ media and non-media channels, and above all the idea.”

Bella rappresentazione. Da rivedere in ottica TLC/Innovazione/Marketing…

Finalmente sono riuscito a procurarmi il mio video, uploadarlo su Google Video e caricarlo sotto:

Sono stati uploadati video e slides del mio intervento al Marketing Camp 3, iniziativa promossa da Marco Camisani Calzolari, Fabrizio Bellavista e dal Prof. Franco Giacomazzi.

L’intervento, che consiste in un puro brainstorming di concetti e pensieri tratti da questo blog, ha lo scopo di analizzare come l’Innovazione generata dal web e dalle tecnologie digitali stia insinuandosi in modo latente nella nostra vita, cambiandone lentamente le abitudini. In particolare ho analizzato come l’Innovazione Digitale stia profondamente modificando le attività professionali, la cultura d’impresa e le interazioni dipendente/società/cliente.

Video (link) 

Slides

Sotto la seconda parte della presentazione del libro “The CEO’s Innovation Playbook di Idris Mootee.

Ancora una volta non posso fare a meno di citare l’ultimo post di Idris Mootee per far notare quanto alcuni filoni tematici da me intrapresi rispecchiano alcune sue considerazioni e come spesso topics, apparentemente differenti, si intreccino inesorabilmente.

Idris indica nel grafico sotto una serie di fattori che portano un Mid-level manager di per sè creativo a far sfogare questa sua indole: credo che banalmente questi triggers possano essere racchiusi nella definizione di Passione, concetto con il quale ho avuto a che fare nel mio post precedente.

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Idris conclude la sua analisi sul ruolo del Middle Management nel processo d’Innovazione citando una frase di Rory MacDonald:

“I agree with Bart: innovation has as much of an internal role to play in HR and in making people’s job more interesting and more fulfilling. It is very closely connected to the Japanese management theory which I think is called Kaizo [vd. Kaizen], whereby all employees are constantly encouraged to refine what they do to innovate”.

Rory postula una forte relazione forte tra ruolo dell’HR nella scelta degli Innovation Managers e la teoria giapponese del Kaizen. D’altro canto, chi segue il mio blog sa che da tempo sto impostando lo studio sul parallelismo tra Kaizen e Web 2.0, per una serie di fattori concomitanti.

Mi fa quindi piacere che un sottile filo conduttore, a volte imperscrutabile, colleghi diverse tematiche trattate in questo blog: la Passione, l’Innovazione, le teorie manageriali e il Web 2.0.

Idris Mootee è un professionista nel campo della strategia e dell’innovazione, che opera nel punto di intersezione tra strategia, tecnologie disruptive ed experience design. Attualmente è il CEO di Idea Couture Inc., una società di consulenza con competenze relative anche al Web 2.0.

Ho contattato Idris recentemente per chiedergli dove potevo trovare il suo nuovo libro, “The CEO’s Innovation Playbook”, di cui parla nel suo blog Innovation Playground: mi ha risposto che generalmente regala alcune copie ai suoi amici CEO e ai suoi clienti (il libro non è in vendita) e che mi avrebbe tenuto da parte una copia alla prossima ristampa. Vista la risposta in stile “Silicon Valley”, il personaggio mi è piaciuto fin dall’inizio, come il suo blog. Questo fantomatico libro a cui fa cenno sporadicamente nei post sembra molto interessante visti gli argomenti trattati e l’approccio stilistico con cui vengono rappresentati i concetti: ogni teoria è supportata da un grafico/disegno, rievocando in alcuni casi le ormai note mappe concettuali di Dion Hinchcliffe.

E’ da poco tempo che leggo il suo blog, ma Idris negli ultimi due post ha messo sul piatto argomenti molto interessanti e a me cari. Intanto nell’ultimo ha pubblicato una breve presentazione di ciò che tratta nella prima parte del suo libro.

Nel penultimo post invece, Idris si occupa di identificare il ruolo dell’innovazione e del product development nel marketing:

The whole idea of ‘marketing’ has always been closely associated with discovering what customer wants and needs and then delivering in them in the most economic fashion. The “how” (meaning the product, service or experience itself) is secondary and considered outside the domain of marketing. They are under the domain of product development or distribution or operations etc. Under this definition, marketing’s function is to serve customer. This is true today and will always be so. But is that enough? That point of view is changing and is somewhat outdated. The new view is marketing is about “creating” customers and markets through innovation-the creation of innovative new product or service concepts.

L’idea che il marketing (sia operativo che strategico) debba svolgere la funzione di sviluppare nuovi mercati attraverso la creazione di nuovi prodotti, teoria che condivido pienamente, è abbastanza ricorrente in America. A tal proposito mi torna in mente la famosa citazione di Steve Jobs:

You can’t just ask customers what they want and then try to give that to them. By the time you get it built, they’ll want something new…

Idris va avanti nella sua analisi, definendo come il CMO debba gestire l’innovazione aziendale:

The conclusion is that “customer orientation” is not enough, innovation is necessary to deliver better value for customer. Innovation requires not only imagining market, but also managing three types of risk associated with it:
1) Technology risk (Will it work?)
2) Customer risk (Will they buy and can they use it?)
3) Organization risk (Are we tackling the right problems or do we know what jobs we’re trying to help users to do?) There is more to this, the shift means moving from short-term thinking to long-term thinking, or from marketing tactics to business strategies. So here is the interesting one. How many marketing executives are ready to take on these new tasks?
- From VP Marketing Communications to VP Customer Engagement
- From Marketing Campaigns to Product/Service Innovation
- From Awareness (Mass Media) to Advocacy (Social Media) We need to move from “Customer Orientation” to “Innovation Orientation”. The rationale for an innovation orientation partly because of social technology and social networks now has the power to create markets and customers.

Le parole di questo (direi) Guru dell’innovazione tecnologica, mi hanno fatto riflettere su quale sia l’approccio italiano a riguardo. Probabilmente è solo una mia convinzione, ma le Telco e Media Company italiane generalmente vedono nella funzione marketing l’organo di studio del mercato, del cliente e della sua interazione con l’azienda da un punto di vista reattivo. La proattività innovativa nei confronti del cliente di cui parla Idris sembra che manchi totalmente: esistono dei gruppi d’innovazione ma spesso sono slegati da chi poi crea l’offerta di prodotto/servizio per i clienti; inoltre le nuove tecnologie vengono lanciate sul mercato solamente quando si è sicuri che gli utenti conoscano il nome di quella tecnologia (si veda ad esempio il lancio del servizio di podcast da parte di una nota Telco), anche dopo parecchi mesi dalla disponibilità della stessa.
Ecco, è qui che sta il punto dolente: non ci si preoccupa di ottimizzare tramite azioni di development marketing di servizio/concettuale/creativo la customer experience senza che il cliente debba forzatamente conoscere la tecnologia che sta alla base (sembra che ci sia fermati al punto 1) dei tre elencati sopra da Mootee). Idris, come Apple, utilizzano l’experience design, Google si basa sulla semplicità d’utilizzo, insomma il gioco ormai sta nel rendere affascinante l’interazione dell’utente con il prodotto (dev’essere “fashion” o “smart”) e non con la tecnologia che supporta l’innovazione (per intenderci il cliente non deve neanche sapere cos’è il DVB-H e perché la sua ricezione è diversa da quella GSM/UMTS a cui solitamente si fa riferimento).

Fatemi sapere cosa ne pensate, è un argomento che mi sta a cuore. Sicuramente il dibattito aiuta ad esprimere i concetti in cui si crede in maniera più compiuta.