Qualche tempo fa su Wired (USA), Chris Anderson, il famoso teorico della “coda lunga“, descrisse i nuovi modelli di business che supportano la nascita e l’offerta di prodotti e servizi nell’ultimo periodo. Sotto ne trovate una bella rappresentazione grafica:

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I 4 modelli si possono riassumere definendo le seguenti caratteristiche:

1) Free 1: il classico scambio tra acquirente e venditore, tramite il quale viene regalato un oggetto in cambio di una transazione legata ad un altro (e.g. omaggio di un gadget all’acquisto di un oggetto, applicato nel commercio tradizionale).

2) Free 2: il classico modello della pubblicità tramite il quale sono cresciute aziende come Mediaset, nel settore media, e Google, nel settore Internet.

3) Free 3: il freemium model (già trattato su I have an iDEa!) potrebbe sembrare il sistema tramite il quale l’offerente propone un “campione” del prodotto/servizio all’acquirente per invogliarlo all’acquisto. In realtà il campione, che solitamente nei mercati classici rappresenta un bassissima percentuale del transato, nel freemium model, tipico del web,  corrisponde a buona parte del prodotto/servizio. Il business rimane sostenibile grazie a quei pochi utenti che acquistano servizi aggiuntivi.

4) Free 4: il profitto per i servizi di cui fruisce l’acquirente non corrisponde a flussi di denaro ma a reputazione. Ad esempio I have an iDEa! (considerato l’esiguo introito di AdSense :-( ) adotta questo business model.

E’ con particolare felicità che vi segnalo questo post sul Blog di PMI.it per tre distinti motivi:

1) Da un lato, l’apprezzamento verso la soluzione di Enterprise Social Networking TamTamy in modalità SaaS recentemente lanciata da Reply in versione Alpha.

2) Dall’altro, la piacevole citazione (che riporto sotto) di Giovanni De Vidi relativamente alla mia teoria della piramide COSMA, descritta ormai qualche mese fa e riadattata anche al caso Enterprise 2.0 nella prima brochure di TamTamy.

“Dopo averlo provato per circa un’oretta mi è venuto quasi istintivo il bisogno emotivo di rileggermi l’intrigante teoria della piramide Cosma (o scala LDF. 2.0) del nostro perspicace connazionale Luca De Felice il cui contenuto, per chi lo volesse, è reperibile nel suo blog “I have an iDEa”.”

3) Il link proveniente da PMI.it sta sensibilmente migliorando le statistiche di I have an iDEa! ;-)

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Chi di voi non sa chi è Philip Kotler? Kotler è il Guru del Marketing, è colui che teorizzò per primo, molti anni fa, le famose 4P (Product, Place, Promotion, Price). Sia durante i miei studi, sia nell’elaborazione di progetti e business plan ho avuto a che fare con la definizione delle famose 4P. E questo non è avvenuto soltanto a me o a miei coetanei ma anche alla generazione precedente alla mia.

Il Politecnico di Milano ha organizzato per oggi 17 Giugno un evento dal nome “Il Marketing del 3° millennio” a cui parteciperà lo stesso Kotler (diretta Live in streaming dalle 14 di oggi). Gli organizzatori (Giuliano Noci e Andrea Boaretto) hanno selezionato tre domande da porre a Kotler tra quelle pervenute. La mia, che è stata scelta e verrà pronunciata a mio nome oggi pomeriggio (probabilmente non riesco ad esserci :-( ), è riportata sotto:

Gentile Professor Kotler, Lei ha segnato la storia del Marketing con le famose 4 P con le quali ciascun buon aspirante imprenditore deve confrontarsi nella stesura di un Business Plan. Ma non solo gli imprenditori la conoscono: anche mia madre, che all’università studiò sul “Kotler”, quando parla di strategie di vendita cita prontamente le Sue 4 P come se fossero i precetti del Marketing. E probabilmente lo sono.
Mia madre, però, appartiene alla scorsa generazione. Negli ultimi anni la Rete ne ha allevata e cresciuta una nuova: la Generazione C. Stando a quanto sta succedendo sul mercato, il Prodotto si sta trasformando nel Contenuto creato dagli utenti, il Prezzo subisce il loro Controllo, la Community è il nuovo Placement di distribuzione e la Promozione continua a perdere il suo valore se priva di Creatività. In questo contesto, ciò che mi preoccupa è che la maggior parte delle aziende continua ad affidarsi a strategie di approccio al cliente superate. Insomma, non si rendono conto della necessaria convergenza di Innovation & Design Management nel ruolo del CMO (Product), non prestano attenzione all’emergere di nuovi modelli di business come quello Freemium (Price), non considerano gli effetti del Social Networking (Placement) e conoscono a malapena il significato di Viral & Guerrilla Marketing (Promotion).
Il parallelismo tra le P e le C non può negare che ci sia. Secondo Lei è presto per fondare una nuova corrente di Marketing basata su queste quattro C e quindi sulle dinamiche del Web 2.0? E non sarebbe ora che Lei la istituzionalizzasse con un altro suo libro?

[N.B. queste 4 C non hanno relazione con le 4 C teorizzate da Kotler per considerare il valore per il cliente. Questi 4 concetti sono i principi cardine su cui si basa la definizione di Generazione C (http://en.wikipedia.org/wiki/Generation_C), i cui componenti sono i veri fondatori del Web 2.0]

Ovviamente la domanda originale ha avuto bisogno di qualche ritocco, sia per motivi di lingua che di tempistiche. Il significato è rimasto comunque il medesimo:

The emerging business models based on social networking, engagement and the concept of “for free” are showing a growing need to involve customers in value proposition design and in the innovation process. Might the integration between marketing, Innovation management and design be the leading edge of a new marketing school for the Web2.0 era?

Il mio amico Guido, pensando a me e a quanto scrivo sul mio blog, mi segnala questo fantastico articolo del Corriere On-Line.
Un giornalista dell’Indipendent racconta i suoi 7 giorni senza gadget digitali, come PC, cellulare, radio (digitale), TV (digitale), navigatore satellitare, iPod, etc. Fantastica esperienza, che aiuta a comprendere quante cose importanti rischiamo di trascurare a causa della passione per certi oggetti tecnologici…ma anche di come ormai non possiamo fare a meno di loro (leggere il finale per credere).
Credo che prima o poi ci proverò anch’io. Consiglio la stessa “attività” a tutti i lettori di questo blog.

Sono stati uploadati video e slides del mio intervento al Marketing Camp 3, iniziativa promossa da Marco Camisani Calzolari, Fabrizio Bellavista e dal Prof. Franco Giacomazzi.

L’intervento, che consiste in un puro brainstorming di concetti e pensieri tratti da questo blog, ha lo scopo di analizzare come l’Innovazione generata dal web e dalle tecnologie digitali stia insinuandosi in modo latente nella nostra vita, cambiandone lentamente le abitudini. In particolare ho analizzato come l’Innovazione Digitale stia profondamente modificando le attività professionali, la cultura d’impresa e le interazioni dipendente/società/cliente.

Video (link) 

Slides

Ancora una volta non posso fare a meno di citare l’ultimo post di Idris Mootee per far notare quanto alcuni filoni tematici da me intrapresi rispecchiano alcune sue considerazioni e come spesso topics, apparentemente differenti, si intreccino inesorabilmente.

Idris indica nel grafico sotto una serie di fattori che portano un Mid-level manager di per sè creativo a far sfogare questa sua indole: credo che banalmente questi triggers possano essere racchiusi nella definizione di Passione, concetto con il quale ho avuto a che fare nel mio post precedente.

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Idris conclude la sua analisi sul ruolo del Middle Management nel processo d’Innovazione citando una frase di Rory MacDonald:

“I agree with Bart: innovation has as much of an internal role to play in HR and in making people’s job more interesting and more fulfilling. It is very closely connected to the Japanese management theory which I think is called Kaizo [vd. Kaizen], whereby all employees are constantly encouraged to refine what they do to innovate”.

Rory postula una forte relazione forte tra ruolo dell’HR nella scelta degli Innovation Managers e la teoria giapponese del Kaizen. D’altro canto, chi segue il mio blog sa che da tempo sto impostando lo studio sul parallelismo tra Kaizen e Web 2.0, per una serie di fattori concomitanti.

Mi fa quindi piacere che un sottile filo conduttore, a volte imperscrutabile, colleghi diverse tematiche trattate in questo blog: la Passione, l’Innovazione, le teorie manageriali e il Web 2.0.

Nel leggere questo libro, che vi consiglio, mi sono imbattuto in una rivisitazione della piramide di Maslow molto simile alla COSMA da me teorizzata in tempi recenti. E’ incredibile come l’autore ed io abbiamo strutturato a grandi linee la stessa scala di bisogni Hi-Tech, anche se Ajit Jaokar si è focalizzato in modo particolare sugli impatti della telefonia mobile.

Piramide COSMA

COSMA

1) Bisogno di Connessione (Bisogni fisiologici): PC; Cellulare - necessità di essere presenti, connessi con il mondo. Senza PC non si può lavorare, senza Cellulare non si può addirittura uscire di casa.
2) Bisogno di Orientamento sensoriale (Bisogni di sicurezza): GPS; e-mail; Wi-Fi; iPod; chiave dati USB - piccoli oggetti che sono ormai diventati scontati, delle vere e proprie commodity, che ci permettono di orientarci e organizzarci nel mondo che ci circonda, dandoci sicurezza.
3) Bisogno di Socialità: strumenti di Social Networking (e.g. MySpace, LinkedIn) ; Social Software (e.g. Twitter); Mobile Social Software (Mo.So.So., come Jaiku); Game Console (e.g. Wii; Xbox360; PS3) - tutti quei SW e HW che permettono di crearsi una community, appartenere ad un gruppo ed interagire con altre persone.
4) Bisogno di Medialità: Blog; Do It Yourself (DIY) Media (e.g. YouTube) - necessità edonistica di essere visibili, di partecipare attivamente tramite strumenti cross-mediali.
5) Bisogno di Autocelebrazione: Home Theater; TV LCD Full HD; Vivavoce bluetooth integrato nell’auto - strumenti che danno alla persona, oltre che piacevolezza nel loro utilizzo, un senso di appagamento e realizzazione.

Piramide di Ajit Jaokar

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Come si può facilmente notare i primi tre step sono pressochè uguali o comunque molto simili:

1) Mobile Access: fa riferimento al Bisogno di Connessione della COSMA, in cui come esempio viene proprio riportato il cellulare.
2) Find and Location: fa riferimento al Bisogno di Orientamento Sensoriale legato in prevalenza alle attività dei terminali mobili (l’esempio comune alle due piramidi può essere il GPS).
3) Communities and Messaging: come concetto è uguale a quello di Social Networking presentato nella piramide COSMA alla voce “Bisogno di Socialità”.
4) Device: qui le due piramidi si distinguono profondamente. La COSMA inidividua in questo step il Bisogno di Medialità, cioè di rendersi visibili multimedialmente all’interno della comunità di cui si fa parte, concetto che viene evidenziato invece nello step successivo della piramide di Ajit Jaokar. In questo step Device rappresenta la possibilità di differenziarsi all’interno del gruppo sociale tramite la personalizzazione (suonerie, sfondi, etc.) dello stesso.
5) Content Creation: come già detto questo step viene rappresentato dai DIY Media e non da “oggetti del desiderio” come nel Bisogno di Autocelebrazione della piramide COSMA.

A livello generale credo che comunque la differenza negli ultimi due gradini dipenda dal focus dell’analisi: i device mobili nel caso di Ajit Jaokar, l’High Tech & Web Life nel caso della piramide COSMA.

A parte alcuni commenti di lettori attenti, ho avuto una inziale conferma della solidità del primo gradino della piramide COSMA da me teorizzata, leggendo questo post di Tommaso  e guardando l’immagine che riporto sotto. Ovviamente la piramide COSMA ha una valenza proiettata nell’immediato futuro ed ha quindi più valore per le giovani generazioni, che vedono nel cellulare e nel PC i devices senza i quali vivere.

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Seguendo il filone di definizione del concetto di Identity 2.0, descrivo nel dettaglio la mia identità digitale professionale (reperibile anche nella sezione About me) tramite questa card strutturata secondo 4 aree di riferimento:

- Professional: professionalità maturata durante il periodo di formazione accademica e grazie a corsi di formazione.
- Business Topic: settore specifico nel quale vengono esercitate le competenze maturate.
- Attitude: attitudine nello svolgimento del lavoro e conseguente tipologia di attività specifica svolta.
- Passion: competenze aggiuntive stimolate dagli interessi e constituenti il corollario professionale della persona.

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Da qualche minuto su Apogeonline potete trovare il mio articolo relativo a Sonopia e le possibili sinergie tra MVNO e Web 2.0.

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