David Armano, uno dei più autorevoli studiosi di Social Media in America, raccoglie alcuni suoi studi che descrivono i trends del 2009 relativi ai Micro-Network:

Alcuni di questi trattano tematiche affrontate in passato sulle pagine di “I have an iDEa!“:

E’ uscito il nuovo numero di Trendwatching come al solito molto interessante, in particolare, questa volta, le analisi dei trend del nuovo anno. Buona lettura!

Qualche tempo fa su Wired (USA), Chris Anderson, il famoso teorico della “coda lunga“, descrisse i nuovi modelli di business che supportano la nascita e l’offerta di prodotti e servizi nell’ultimo periodo. Sotto ne trovate una bella rappresentazione grafica:

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I 4 modelli si possono riassumere definendo le seguenti caratteristiche:

1) Free 1: il classico scambio tra acquirente e venditore, tramite il quale viene regalato un oggetto in cambio di una transazione legata ad un altro (e.g. omaggio di un gadget all’acquisto di un oggetto, applicato nel commercio tradizionale).

2) Free 2: il classico modello della pubblicità tramite il quale sono cresciute aziende come Mediaset, nel settore media, e Google, nel settore Internet.

3) Free 3: il freemium model (già trattato su I have an iDEa!) potrebbe sembrare il sistema tramite il quale l’offerente propone un “campione” del prodotto/servizio all’acquirente per invogliarlo all’acquisto. In realtà il campione, che solitamente nei mercati classici rappresenta un bassissima percentuale del transato, nel freemium model, tipico del web,  corrisponde a buona parte del prodotto/servizio. Il business rimane sostenibile grazie a quei pochi utenti che acquistano servizi aggiuntivi.

4) Free 4: il profitto per i servizi di cui fruisce l’acquirente non corrisponde a flussi di denaro ma a reputazione. Ad esempio I have an iDEa! (considerato l’esiguo introito di AdSense :-( ) adotta questo business model.

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Riprendendo il mio post precedente e quello di Luca di qualche giorno fa, ho deciso di confrontare il trend dell’indice MIB e l’andamento degli accessi a Facebook nell’ultimo anno. Anche se, come direbbe un professore di matematica, sto confrontando le “pere con le mele”, e che i due trend non sono legati, mi sembra simpatico vedere come le persone si stiano allontanando dalla finanza (per la paura di perdere altri soldi più che altro ;-) ) e stiano scoprendo la bellezza dell’interagire con gli altri.

Checchè se ne dica in giro nella blogosfera (perdita di tempo, monitoraggio di dati personali, advertising invadente, etc.), Facebook sta permettendo a molte persone di ritrovarsi dopo anni, di organizzare rimpatriate, di vedere come sono invecchiati gli amici (e qualche volta i parenti), di farsi un pò i fatti degli altri e di entrare per la prima volta nel magico mondo del Social Networking e del Web 2.0. In questi giorni di 10 mail al giorno di request&writing-on-wall, di 10 contatti on-line contemporaneamente, ho sentito di persone, che solitamente su Internet usano solo la mail, entrare per curiosità ed essere risucchiate dal vortice. Devo ammettere che dopo un primo periodo in cui mi è sembrato solo una perdita di tempo, da qualche giorno, da quando hanno fatto il primo accesso molti vecchi amici, ho tralasciato LinkedIn e ho perso le mie ultime tre serate su Facebook.

E’ una piattaforma, a mio modo di vedere, non organizzata al meglio, ma probabilmente uno dei suoi punti di forza (oltre alla possibilità di installare applicazioni virali) è ritrovarsi circondato da commenti, foto, feed, etc…insomma sembra di stare in una piazza piena di gente in una sera d’estate…e poi è il primo Social Network in cui ci si chiama per nome e cognome, una sorta di ritorno alla realtà (e qui cito Frangino: “Frangino pensa che di Second Life parlavano tutti e nessuno lo usava. Di FaceBook nessuno ne parla e tutti lo usano!”)!

Credo che il periodo che stiamo attraversando costituisca solo una delle prime fasi del ciclo di crisi economica e politica che iniziò nel lontano 2001 con lo scoppio della bolla Internet e che venne consolidato dagli avvenimenti dell’11 Settembre. Non che questi ne furono gli eventi scatenanti, ma sicuramente insieme all’introduzione dell’Euro (scelta necessaria) ebbero un impatto pesante sugli anni a venire.

Credo che i crack finanziari di Parmalat, Cirio, Lehman Brothers, Alitalia e i prossimi che seguiranno siano legati a doppio filo e rappresentino il risultato di politiche di convenienza, italiane e non, che si potevano gestire durante il dopoguerra, ma che nel nuovo millennio sono impossibili da perpetrare. Dall’altro lato questa crisi non “ripulirà” il sistema da abitudini sgradevoli, come ad esempio le diverse speculazioni che ancora si percepiscono nei settori più disparati.

Credo comunque che la crisi non colpirà tutti, o almeno non gli sprovveduti: probabilmente tra qualche anno (o decennio), finito il trend negativo, serietà e virtuosità, applicate in qualsiasi campo,  verranno finalmente premiate.

La nuova moda di Milano sono i Temporary Store, o Temporary Shop, negozi a tempo con affitti della durata di circa un mese, che nel centro della città stanno nascendo come funghi. Probabilmente i costi stratosferici degli affitti e l’imprevedibilità del mercato in periodo di crisi hanno velocizzato la ciclicità nell’acquisto di spazi per vendere. O probabilmente alcuni cavalcano questa nuova tendenza per far parlare di se e fare un pò di brand boosting, come la Nivea o la Durex con il suo Temporary Store in corso Garibaldi aperto fino a fine Settembre.

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Chi di voi non sa chi è Philip Kotler? Kotler è il Guru del Marketing, è colui che teorizzò per primo, molti anni fa, le famose 4P (Product, Place, Promotion, Price). Sia durante i miei studi, sia nell’elaborazione di progetti e business plan ho avuto a che fare con la definizione delle famose 4P. E questo non è avvenuto soltanto a me o a miei coetanei ma anche alla generazione precedente alla mia.

Il Politecnico di Milano ha organizzato per oggi 17 Giugno un evento dal nome “Il Marketing del 3° millennio” a cui parteciperà lo stesso Kotler (diretta Live in streaming dalle 14 di oggi). Gli organizzatori (Giuliano Noci e Andrea Boaretto) hanno selezionato tre domande da porre a Kotler tra quelle pervenute. La mia, che è stata scelta e verrà pronunciata a mio nome oggi pomeriggio (probabilmente non riesco ad esserci :-( ), è riportata sotto:

Gentile Professor Kotler, Lei ha segnato la storia del Marketing con le famose 4 P con le quali ciascun buon aspirante imprenditore deve confrontarsi nella stesura di un Business Plan. Ma non solo gli imprenditori la conoscono: anche mia madre, che all’università studiò sul “Kotler”, quando parla di strategie di vendita cita prontamente le Sue 4 P come se fossero i precetti del Marketing. E probabilmente lo sono.
Mia madre, però, appartiene alla scorsa generazione. Negli ultimi anni la Rete ne ha allevata e cresciuta una nuova: la Generazione C. Stando a quanto sta succedendo sul mercato, il Prodotto si sta trasformando nel Contenuto creato dagli utenti, il Prezzo subisce il loro Controllo, la Community è il nuovo Placement di distribuzione e la Promozione continua a perdere il suo valore se priva di Creatività. In questo contesto, ciò che mi preoccupa è che la maggior parte delle aziende continua ad affidarsi a strategie di approccio al cliente superate. Insomma, non si rendono conto della necessaria convergenza di Innovation & Design Management nel ruolo del CMO (Product), non prestano attenzione all’emergere di nuovi modelli di business come quello Freemium (Price), non considerano gli effetti del Social Networking (Placement) e conoscono a malapena il significato di Viral & Guerrilla Marketing (Promotion).
Il parallelismo tra le P e le C non può negare che ci sia. Secondo Lei è presto per fondare una nuova corrente di Marketing basata su queste quattro C e quindi sulle dinamiche del Web 2.0? E non sarebbe ora che Lei la istituzionalizzasse con un altro suo libro?

[N.B. queste 4 C non hanno relazione con le 4 C teorizzate da Kotler per considerare il valore per il cliente. Questi 4 concetti sono i principi cardine su cui si basa la definizione di Generazione C (http://en.wikipedia.org/wiki/Generation_C), i cui componenti sono i veri fondatori del Web 2.0]

Ovviamente la domanda originale ha avuto bisogno di qualche ritocco, sia per motivi di lingua che di tempistiche. Il significato è rimasto comunque il medesimo:

The emerging business models based on social networking, engagement and the concept of “for free” are showing a growing need to involve customers in value proposition design and in the innovation process. Might the integration between marketing, Innovation management and design be the leading edge of a new marketing school for the Web2.0 era?

Fino ad adesso la florida situazione descritta in un articolo scritto sul Corriere della Sera di oggi da Irene Consigliere non mi sembra rispecchiare la realtà del mercato lavorativo delle telecomunicazioni (a meno che le posizioni aperte siano tutte destinate a contratti precari ;-) ). Diciamo che le dichiarazioni di crescita dei Direttori Risorse Umane sono proclami più da campagna elettorale che da reali intenzioni (far vedere al mercato che si assume è un indicatore di salute della società).

Ad ogni modo l’articolo evidenzia le tendenze previste per il 2008, quindi non ci rimane che vedere cosa effettivamente succederà…

Si sprecano le analisi dei possibili trends TLC del 2008. Questa volta uploado il contributo di Deloitte in campo Telco&Media:

Sarà un anno imprevedibile quello che ci aspetta, non soltanto nel mondo dell’ICT ma anche in campo politico, soprattutto dopo ciò che è successo ieri. Sembrano realtà slegate ma spesso le leggi dello stato influiscono in maniera decisiva sulle telecomunicazioni (si veda ad esempio la gara per il Wi-Max).

mago.gifL’ICT e in particolare il mondo Mobile, comunque, indipendentemente dalle evoluzioni politiche subirà corposi scossoni d’assestamento. E’ in questo clima di estrema incertezza che si fa a gara nel fare previsioni per il 2008:

-C’è chi usa cartine della metropolitana, tracciando trend su società, politica, demografia, economia e tecnologia.

-Chi si concentra su Web/Enterprise 2.0, considerandolo il punto focale dei processi di convergenza in atto.

…e chi si affida alle impressioni degli esperti del settore creando in 2 giorni una mini-survey internazionale